Ausbau è Alessandro Berardi

Immaginate un ragazzino negli anni Ottanta che  mette sottosopra le cose e gli spazi: il letto in alto, insieme al tappeto e alla sedia, ben saldi sotto al soffitto; il lampadario in basso,  con  le mensole e gli attaccapanni. A quel ragazzo deve essere rimasta impressa nella mente la voce della stanza che si lamentava di una disposizione degli oggetti che non le piaceva. Quando sei bambino gli oggetti ti parlano e anche quando sei grande lo fanno, se nel frattempo non ti sei lasciato rubare le orecchie. A lui quelle orecchie sono rimaste ben aperte e attaccate. Anche da grande. E ha continuato a usarle nello stesso modo, a portarle a spasso e a farle funzionare. Ha attraversato molti luoghi e mestieri, comuni e non comuni, dalla facoltà di filosofia al mondo delle assicurazioni, al volontariato umanitario (ma free-lance) in Bosnia durante la guerra. Ha attraversato tutte queste esperienze seguendo il filo rosso dell’ascolto, alla ricerca di quel dialogo a volte interrotto tra le persone e le cose, curioso dei sentimenti, dei bisogni, delle tristezze, dei lutti, delle fantasie, dei desideri, ascoltando il non detto tra cose e persone e  liberando gli oggetti in nuove forme.
Ed ecco riavviato e ravvivato il dialogo interrotto tra cose e persone: le librerie senza polvere su misura per ogni libro che possiedi, le sedie ricoperte di piccole sfere di polistirolo bianco come la neve e paziente come un ricordo che non passa in fretta, la fioriera magica coi fiori che crescono sia a testa in su sia a testa in giù per metter d’accordo la tua voglia di fiorire con poco spazio a disposizione, l’armadio esploso che condivide con te la voglia di avere tanti armadi diversi su una stessa parete.
Con le orecchie si mette in ascolto, con la mente smonta tutto e infila il sentimento nell’oggetto, con le mani rimonta tutto con materiali e forme inedite.  Le mani poi non hanno mai smesso di conoscere materiali, di imparare tecniche, di sperimentare combinazioni per star dietro alle idee.
Così, questi oggetti finiscono con l’essere un abbraccio fatto bene, traduzioni spaziali del frammento di Barthes, che piace all’artista, ricreando quella “amorosa quiete delle tue braccia” di cui parla il filosofo per raccontare l’accoglienza dell’abbraccio.
Anche così si seminano abbracci nel mondo: facendo scivolare i desideri delle persone, con una carezza creativa, nell’amorevole silenzio di un oggetto, che accoglierà un abito, un libro, un fiore, una sciarpa, e, con essi, una parte di noi.
Marina Gellona

One Response

  1. Fulvio says:

    Complimenti Alessandro, ho trovato molte cose interessanti, come sempre sei molto modesto…

    Bravo!
    Fossi più ricco ti ordinerei un letto.
    ciao, a presto

Lascia un Commento

*